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Eunomio
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mwawEunomio (latino: Eunomius; greco: Εὐνόμιος; Dacora, ... – 393 circa) è stato un vescovo ariano e teologo greco antico, uno dei principali esponenti oltranzisti dell'arianesimo; i suoi seguaci, che come lui credevano che Gesù fosse di natura completamente diversa da quella di Dio, erano detti Anomei, Aeziani o, da Eunomio, Eunomiani.
Contents
• Note
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Biografia
Eunomio nacque a Dacora, in mwcaCappadocia, all'inizio del mwcqIV secolo. Studiò mwcgteologia ad mwcwAlessandria d'Egitto sotto mwdaEzio, per poi subire l'influenza di mwdqEudossio, che lo ordinò diacono e lo raccomandò come vescovo di mwdgCizico nel mwdw360.cite-ref-1[1] Le posizioni fortemente ariane di Eunomio portarono a numerose lamentele, e dopo appena un anno dalla nomina, Eudossio dovette deporre Eunomio per volere dell'imperatore mwfaCostanzo II.
Durante i regni di mwfgGiuliano e mwfwGioviano (360-364), Eunomio risiedette a mwgaCostantinopoli, a stretto contatto con Ezio, consolidando il gruppo di ariani a lui collegato e ordinando diversi vescovi. Nel mwgq365 l'usurpatore mwggProcopio si fece acclamare imperatore, sulla base dei suoi legami con la mwgwdinastia costantiniana: sia Ezio che Eunomio si schierarono con l'usurpatore contro l'imperatore mwhaValente, ed Eunomio raggiunse una volta Procopio a Cizico per ottenere il rilascio di alcuni prigionieri. Successivamente Eunomio si stabilì nella propria villa a mwhqCalcedonia ma, avendo dato lì rifugio ad un Procopio braccato dalle truppe imperiali (mwhg366), fu in seguito bandito in mwhwMauretania nel mwia367.cite-ref-2[2] Fu però richiamato prima che giungesse a destinazione.
Dopo la morte di Valente (mwjg378), Eunomio tornò attivamente alle dispute religiose. Prese casa in un sobborgo di Costantinopoli, celebrava cerimonie religiose in case private, attraeva numerosi fedeli, ottenne il sostegno di molti personaggi della corte e, soprattutto, ingaggiò uno scontro con mwjwGregorio Nazianzeno, disputato pubblicando confutazioni delle opere dell'opponente.cite-ref-3[3] Eunomio scrisse un'apologia contro mwlaBasilio di Cesarea (autore di un mwlqContro Eunomio), alla quale mwlgGregorio di Nissa rispose con un'altra apologia che, già nel titolo, ricalcava quella di Basilio. Gregorio e Basilio sostengono che esiste un'unica sostanza divina in tre ipostasi personali: i nomi divini di Ingenerato (Dio Padre) e di Generato (Dio Figlio) non introducono alcuna subordinazione del Figlio al Padre, ma sono le loro proprietà individuanti (mwlwidiomata) all'interno della comune sostanza divina.
Nel frattempo era salito al trono mwmqTeodosio I, il quale tentò inizialmente di avvicinarsi a Eunomio, ma dovette rinunciare quando, nel mwmg381, un mwmwconcilio tenutosi a Costantinopoli condannò definitivamente la posizione di Eunomio. L'imperatore diede al teologo una ultima possibilità di salvarsi, nel mwna383, concedendogli di presentargli una professione di fede; ricevutala, Teodosio la rigettò, promulgò diversi editti che fecero terra bruciata tra i sostenitori di Eunomio e, infine, bandì il teologo in una città nei pressi del Danubio. La città fu però conquistata dai mwnqGoti, ed Eunomio fu bandito in Cappadocia.cite-ref-4[4]
Opere e pensiero
Gli scritti di Eunomio erano tenuti in gran considerazione dagli ariani. La loro influenza era così temuta dai niceani che furono promulgati diversi editti imperiali che ne ordinavano la distruzione; per questo motivo né il suo commento alla mwqwmwraLettera ai Romani, menzionato da mwrqSocrate Scolastico, né le sue lettere, di cui parlano mwrgFilostorgio e mwrwFozio, si sono conservati. La sua prima opera mwsaapologetica, scritta probabilmente intorno al mwsq360 o al mwsg365, è stata interamente ricostruita dalla refutazione che ne fece mwswBasilio di Cesarea. Una seconda apologia, scritta prima del mwta379, esiste solo nelle citazioni che ne dà mwtqGregorio di Nissa nella sua refutazione. La sua professione di fede, richiesta da mwtgTeodosio I, è invece ancora esistente.
Gli insegnamenti della scuola mwuaanomeana, guidata da mwuqEzio ed Eunomio, prendono avvio dal concetto di Dio come creatore, e affermano che tra creatore e creato non ci può essere somiglianza reale, ma solo morale. Secondo mwugSocrate Scolastico, Eunomio mise in pratica le proprie conclusioni teologiche modificando la formula battesimale: invece di battezzare in nome della mwuwtrinità, battezzava nel nome del creatore e della morte di mwvaCristo;cite-ref-6[6] questa deviazione era così radicale che gli Eunomiani che si convertivano al credo niceno erano ribattezzati, a differenza di quanto accadeva agli altri ariani.
Note
cite-note-11. ↑ Filostorgio, mwxwStoria ecclesiastica, v.3.
cite-note-22. ↑ Raymond Van Dam, mwywBecoming Christian: The Conversion of Roman Cappadocia, University of Pennsylvania Press, 2003, ISBN 0812237382, p. 27.
cite-note-33. ↑ Raymond Van Dam, p. 36.
cite-note-44. ↑ Raymond Van Dam, p. 37.
cite-note-55. ↑ Filostorgio, mwbgStoria ecclesiastica, xi.5.
cite-note-66. ↑ Socrate Scolastico, mwcgStoria ecclesiastica, v.24.
Bibliografia
• Richard Paul Vaggione (a cura di), mwdgEunomius, The Extant Works, New York, Oxford University Press 1987.
• Richard Paul Vaggione, mweaEunomius of Cyzicus and the Nicene Revolution, New York, Oxford University Press 2000.
• J. L. Narvaja, mwegTeologia y piedad en la obra de Eunomio de Cízico, Roma, Pontificia Università Lateranense, 2003, p.mwew 175.
Collegamenti esterni
• citereftreccani-itEunòmio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaMario Niccoli, EUNOMIO, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932.
• citerefbritannica-com(EN) Eunomius, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Eunomio, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.